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il sonno della ragione genera leghisti


Diario


7 giugno 2007

COSI' DIVERSI, COSI' SIMILI.

 

Giorgio Ambrosoli fu assassinato nel luglio del 1979, a quarantasei anni, per mano di un sicario pagato da Michele Sindona, il banchiere che Giulio Andreotti aveva definito “il salvatore della lira”.

Questo è il testo della lettera che tempo prima aveva scritto a sua moglie:

Anna carissima,

è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.

Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese.

Ricordi i giorni dell'Umi (Unione Monarchica Italiana) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant' anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l'incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.

I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.

Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro [... ]

Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere, costi quello che costi. – (…)

Guido Rossa, operaio dell’Italsider e sindacalista della CGIL, fu assassinato a quarantacinque anni, il 24 gennaio 1979, dalle Brigate Rosse.

Aveva denunciato e testimoniato in giudizio contro Francesco Berardi, un brigatista che aveva scoperto a nascondere volantini nell’azienda genovese.

La vendetta arriva con un commando composto da Riccardo Dura, Vincenzo Gagliardo e Lorenzo Carpi, che lo uccidono sotto casa, mentre usciva per andare al lavoro.

Sono i miei Mazzini e Garibaldi.

Un borghese ed un uomo del popolo, un professionista ed un operaio, entrambi uccisi da membri del loro mondo,  per aver fatto il loro dovere.
Entrambi hanno affrontato il loro destino consapevolmente, e per libera scelta.

Non dimentichiamoli.

(un grazie a wikipedia per il testo della lettera e le notizie)




permalink | inviato da oldman il 7/6/2007 alle 17:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa
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